II

Natura. Uomo. Tecnologia.

In una situazione senza precedenti, l’uomo è costretto a vivere nella limitatezza del proprio edificio – un ambiente artificiale, aggettivo la cui etimologia latina (ars + facere) implica qualsiasi cosa costruita attraverso l’intervento umano, contrapposto a ciò che è appartenente alla natura. Città intere si sono trovate svuotate, completamente private del rumore dell’attività umana, mentre timidamente, flora e fauna si sono ri-introdotte in territori urbani senza la presenza ingombrante dell’animale umano.

"Superclimax", "Mappaschermo" - Natalia Polvani

“Superclimax”
Wall su muro, 2x3m, Lodi 2020

Mi trovo a Lodi e avevo bisogno di chiedermi su un muro cosa pensasse di noi il clima..

“MAPPASCHERMO”
Camera mia, Gen-Aprile 2020

Limiti geografici astratti, visualizzazione digitale di variazioni spaziali astratte. Uno spazio inesistente
quali limiti può mostrare?
Full video: https://vimeo.com/manage/videos/385727832

Come spesso accade, è la mancanza di un qualcosa e qualcuno che fa nascere una riflessione sulla loro importanza. L’individuo, intrappolato nel proprio artificio, è portato a riflettere sul rapporto con la natura, su come ci si sente a respirare aria fresca di montagna, ad annusare fiori, ammirare alberi, sentire la sabbia sotto i piedi nudi. La natura viene così idolatrata per la sua onnipresenza/onnipotenza, divenendo il luogo cui tutti noi necessariamente apparteniamo.

"Agave e Ginestre", "Mosaico", "Mondo Sottomarino" - Francesca Basile

Questo lungo periodo di isolamento isolano, mi ha consentito di sentirmi più libera che in ogni altro luogo del mondo, più libera di vivere ogni stato d’animo, più libera di ciò che avessi potuto immaginare, qui in una bolla, nell’isola che non c’è, ma c’è.

Seconda stella a destra, questo è il cammino…

Sull’isola sto avviando un progetto di vita, un sogno. Unire il mio percorso interiore dedito all’arte e alla natura con la riqualificazione del territorio con un museo all’aperto, un incontro tra arte e ambiente, un’esposizione permanente, un progetto di abbellimento isolano, rimanendo ben saldi con le radici di questo piccolo gioiello, ma valorizzandolo in ogni angolo, perché l’arte è vita.

In collaborazione con il comune potremmo essere a breve pronti per ospitare qualsiasi artista che abbia voglia di portare il suo contributo e dar vita alla vita stessa.

Sull’isola gestisco una piccola struttura familiare ecosostenibile, ogni cosa è stata pensata per essere a zero impatto ambientale, i profumi di lavanda selvatica, la scelta di mobili di antiquariato locale, materiali usati e soprattutto nessuno sfruttamento del territorio visto che nasce dalle ceneri del frantoio dell’isola mantenendone la struttura e soprattutto le pietre del tempo che raccontano di lunghi periodi andati.   

Qui è nata la mia idea, iniziando ad immaginare un luogo dove, attraverso lo specchio, ti portava immediatamente a capire le particolarità dell’isola, un mondo sottomarino, una città sommersa, rare piante endemiche ed uccelli protetti. Colore.

Così ho iniziato dall’interno con un percorso di arte visiva e come Fusterlandia all’Havana, mosaici per creare arcobaleni di strada (vedi foto)

Ho immaginato questo mondo all’esterno, in ogni muro decadente, la decadenza mi ha sempre affascinato Ho sempre avuto una fascinazione per gli edifici che soccombono al tempo. Tra le rovine. E che la bellezza sia proprio questo? Intravedere nella caducità l’invisibile?

“Green”

Walking slowly, nose up in the air,
A web of branches between a stare
And a background of light blue:
Tiny chrysalis of leaves,
Children of a scented spring.
And I, as black, pale and dry
As the winter sleep,
Feel as tall, majestic and rooted
As the centenary tree.

As I fall in love with my teacher tree,
Or perhaps with myself,
In unison with it,
I envy yet adore its cloud-high reach.
And with an overspilling, chest-ridden bliss,
I forget about the lonely texture
Of the human stature.

While I greet this gift from nature,
Introspectively, I formulate
An existential postulate: 

Mortal beings, once in winter,
With death and its despair
Their minds will simmer,
But as the season changes, so do they,
Infatuated, the blossoming tree they will obey.
And so, when full of hatred for oneself,
The lonely human shouldn’t forget,
Joy, loathing and whatever in between,
Will come and go, just like the deciduous tree: 
Cyclical is its seasonal green. 

“Verde”

Naso per aria, lentamente camminando,
una ragnatela di rami, tra uno sguardo
e uno sfondo celeste:
piccole crisalidi di foglia,
figlie di una primavera odorosa.
E io, nero, pallido e asciutto
come dell’inverno il sonno,
mi sento alto, maestoso e ben piantato
proprio come l’albero centenario.

Innamorandomi del mio maestro albero,
o forse di me stesso,
all’unisono con esso,
invidio e venero la sua portata di nuvola.
E con una traboccante estasi confinata nel petto,
mi scordo della solitaria consistenza
dell’umana convivenza.

E mentre il dono di madre natura accetto,
instrospettivamente, ho formulato
dell’esistenza un postulato.

I comuni mortali, giunto l’inverno,
di morte ed il suo discontento
la loro mente è al cospetto.
Ma cambieranno loro col cambiare della stagione
e infatuati, all’albero in fiore presteran devozione.
E così, quando colmo di odio al sè rivolto,
uomo solo, non dimenticare
che gioia, astio e tutto il resto
come i latifoglie, dovranno andare e tornare:
E’ ciclico il loro verde stagionale.

Lara Giussani, Londra,  02/2020

Lara Giussani, 2020 - (Traduzione in descrizione)

Verde

Naso per aria, lentamente camminando,
una ragnatela di rami, tra uno sguardo
e uno sfondo celeste:
piccole crisalidi di foglia,
figlie di una primavera odorosa.
E io, nero, pallido e asciutto
come dell’inverno il sonno,
mi sento alto, maestoso e ben piantato
proprio come l’albero centenario.

Innamorandomi del mio maestro albero,
o forse di me stesso,
all’unisono con esso,
invidio e venero la sua portata di nuvola.
E con una traboccante estasi confinata nel petto,
mi scordo della solitaria consistenza
dell’umana convivenza.

E mentre il dono di madre natura accetto,
instrospettivamente, ho formulato
dell’esistenza un postulato.

I comuni mortali, giunto l’inverno,
di morte ed il suo discontento
la loro mente è al cospetto.
Ma cambieranno loro col cambiare della stagione
e infatuati, all’albero in fiore presteran devozione.
E così, quando colmo di odio al sè rivolto,
uomo solo, non dimenticare
che gioia, astio e tutto il resto
come i latifoglie, dovranno andare e tornare:
E’ ciclico il loro verde stagionale.

Infine, anche la tecnologia – in anni recenti divenuta simbolo di artificio – è ormai parte intrinseca dell’uomo, così da indurlo a rivedere la definizione binaria e datata di natura.  Organico ed inorganico, infine, si mescolano in armonia, definendosi a vicenda, e conducendoci ad una pacifica accettazione del nostro essere tecnologico.

"Artificial Nature", "Red Passion" - Rameist

“Artificial Nature”

Nel mondo in cui viviamo oggi la digitalizzazione e la tecnologia hanno avuto il sopravvento. I concetti di natura e artificio sono quasi diventati un tutt’uno, una massa omogenea che mantiene comunque due identità distinte che seguono regole proprie. Quest’opera rappresenta appunto questa massa in chiave astratta.

“Red Passion”

L’opera si concentra sul concetto di passione. Una passione forte, elegante, che riesce a sciogliere ma che allo stesso tempo è intricata e complicata. Una passione che è diventata forse più unica che rara e che se dovesse essere monetizzata, dovrebbe essere venduta a peso d’oro.