II

Io. Soggetto. Oggetto.

Per alcuni, un processo di autoanalisi interiore e un forzato incontro con sentimenti prepotenti, esasperati dalla pandemia, ha dato una spinta verso un’esplorazione del significato di “convivenza con se stessi”, non solo dal punto di vista emotivo ma anche da quello fisico – due sfere ormai sempre più riconosciute come intercambiabili se non equivalenti. 

"Autoritratto" - Alice Consiglio

Fotografia, Firenze 2021

La pandemia, infatti, ha offerto a molti un’opportunità di rallentare da uno stile di vita tante volte troppo frenetico, per tornare ad assaporare modi di prendersi cura di se stessi. Da questo punto di vista, il corpo assume un ruolo centrale in un’inchiesta sensoriale condotta dall’individuo, che può confrontarsi con la propria immagine e con percezioni corporee legate a movimento e tatto.

 

“A Casa”

Vorrei essere un paguro, o una carapace , per amare il mio corpo come una casa a cui ogni giorno, con amore, fare ritorno. Vorrei poter sentire con attenzione sottile e raffinata premura tutto quello che mi suggerisce, e tutto quello che lo blocca e lo vincola. Vorrei mettermi in ascolto di ogni scricchiolio e dirgli che va tutto bene, fare l’amore con i miei difetti, come se fossi il mio amante e mi fossi perdutamente innamorato di tutti quei particolari che noi, saremmo pronti a giurarlo, cataloghiamo come impensabili, impossibili, di essere apprezzati. Vorrei poter capire come ogni osso collabora con un tendine, come ogni muscolo si gonfia e si sgonfia, si riposa e si attiva, per sapere esattamente cosa è giusto per lui in ogni momento. Sarebbe semplice, se non fosse per il cervello, che, poverino, è sempre influenzato da quello che succede là fuori. Eppure è parte del corpo anche lui! E a lui risalgono tutti i compiti più difficili, quelli che ci mettono in comunicazione con l’esterno, e ci fanno certo provare sensazioni meravigliose, come il sapore dolce di una pesca o l’odore buono del mare, ma allo stesso tempo ci indurisce, perché vive ed è attratto dal mondo degli adulti, della fretta, delle regole, degli orari e delle buone maniere. Ascoltare il proprio guscio di carapace e al contempo redarguirsi ogni volta dall’ incappare in brutte trappole mentali è davvero una strana lotta, piena di trabocchetti. Eppure ogni tanto ci si riesce. E si sta bene. E si capisce che non è poi così difficile.Che basta orientare il cervello al cuore e il cuore al cervello, portarli ad amarsi come una coppia felice che si intende con uno sguardo. In quel circolo virtuoso speciale degli innamorati, dove non esiste nulla al di fuori di loro. Si baciano sulle panchine e ridacchiano rumorosamente nei luoghi del silenzio, come le basiliche turistiche o quei musei tanto noiosi che si visitano insieme. Cuore e cervello insieme, saltellando nelle strade di Budapest, Milano, Roma o Parigi.

Qualsiasi luogo diventa casa, se il proprio corpo è casa.

Piola Vancouver, Provincia di Parma, 04/2021

"Autoritratto" - Francesco Scarlata

2021, Autoritratto non numerato

L’autoritratto assume rilevanza come mezzo preponderante per dischiudere un’intima riflessione sulla rappresentazione di se stessi nel mondo, per osservarsi da angoli ancora inesplorati e, infine, per fare della propria fisicità un atto di performance creativa.

In questo caso, la fotografia usata come mezzo artistico, nel quale la lente si sostituisce all’occhio dello spettatore, garantisce un invito da parte dell’artista a ponderare non solo sull’esplorazione attiva del soggetto/oggetto, ma anche sulla propria presenza fenomenologica e rappresentativa nel mondo.