I

Ripetizione. Volontà. Legno.

Passeggiare, viaggiare, lo sguardo curioso di passanti, la loro indifferenza, esplorare posti mai visti, o visti di rado, la scelta di una traiettoria inusuale – giusto per “fare qualcosa di diverso”, bere e mangiare in compagnia, ballare a ritmo di musica in una stanza angusta, in cui il sudore di sconosciuti si mischia col tuo…

Queste sono solo alcune delle esperienze, un tempo caratteristiche della nostra quotidianità, che sono tragicamente venute a mancare in un lutto di stimoli.

L’individuo è preso in ostaggio dalla monotonia, subentrata al posto della frenesia sensoriale che caratterizzava una vita ormai percepita come distante.

Il quotidiano è così avvolto da un velo di noia esistenziale, l’uomo, in essa, è costretto a ripetere movimenti più per inerzia che forza di volontà.

"Automa" - Federica Canaparo
Autòma: macchina che riproduce i movimenti e talvolta anche l’aspetto dell’uomo e degli animali.
L’oggetto è stato pensato e costruito all’inizio del 2021, in un monolocale a Milano.
Il materiale utilizzato era il gioco dello Shanghai e la scatola del Domino.
Vecchi giochi inutilizzati trasformati in un nuovo gioco.
Il pensiero: l’automa riflette l’agire, senza coscienza.
Movimenti meccanici, ripetuti, abitudinari, sempre gli stessi.
Facciamo finta che arriva una pandemia dove le abitudini cambiano, le certezze crollano e la comodità della routine svanisce.
Come si comporta l’Automa?
La solitudine, sorella di monotonia, spinge l’artista a cercare con arguzia e inventiva un modo di usare la noia come momento trasformativo e creativo, sia rompendo che riproducendo un esistere ripetitivo. Simbolo di ciò è l’uso inusuale di materiali a propria disposizione, o la scelta del legno, rappresentando così una curiosa inchiesta tattile al fine di ricreare stimoli esterni, affidandosi però esclusivamente al proprio ingegno. L’artista, con un atto virtuoso di sopravvivenza, si riscopre come genio creatore, la noia finalmente tramutata in nuovi orizzonti artistici.

 

“Lettera ad una sorella”

Capisco bene mia cara
Che davanti alle nostre debolezze siamo spesso inermi.
Ma è questo che ci rende umani, è questo che piano piano ci costruisce una coscienza e un’etica.
E queste situazioni che ci “sembrano sempre uguali” che sono il cambiamento più grande e sottile.
Lavoriamo sul coglierlo. O forse, lasciarlo vivere. Come un fiore.
Non c’è scelta giusta o sbagliata.
Ogni tanto ha bisogno di radice e altre volte di essere potato e perché no, portato in giro per profumare la giornata di qualcuno.
Non so se chiamarle scelte o necessità.
Se questa parola -scelta- ti fa paura, inventane una più gentile, più assurda, più rosea o sai cosa ti dico:
non chiamarla proprio.
Espressala con un suono, un gesto, un oggetto.
La semplicità è critica quando noi la critichiamo, leggera quando siamo nel flusso, prezioso quando ci tocca da dentro.
È tutto questo,sempre, sorella.
E un treno perso è un passo vinto.
Ti amo

Penelope Zaccarini, Torino, 04/2021

"Contro le parole" - Viola Chiang

lettere Bodoni e lettera tipografia. varie dimensioni, 2020-2021.

Contro le parole. Libera le parole. Contro il silenzio.
Ho deciso a creare caratteri fantasici tipografici per liberare le frasi. Le parole e le frasi sono illeggibili ma raccontare un viaggio. I caratteri fantasici tipografici come personaggi a dare nuova storia.
In questo anno abbiamo sperimentato la solitudine e la difficoltà nella vita, fino quest’ora. Siamo stanchi. Siamo tristi, tutti emozioni sono esistono. Ho scritto una lista della pandemia a combinare e sistemare con caratteri tipografici per fare nuove visive e dare una nuova forza.

re esisto solitudine liberare re esisto lavorare esistere suonare uscire chiudere non esistere

Il tempo è vuoto, però sta andando avanti. Non posso fermare, devo lavorare, devo continuare a sperimentare, sto passando un brutto periodo, non devo sentire triste, perché il desiderio sta arrivando, dopo un lungo inverno.