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Casa. Scoperta. Gabbia.

La pandemia e i conseguenti lockdown ci hanno costretto in una condizione di intrappolamento fisico nelle nostre mura di casa, rivoluzionando in modo drammatico il nostro stile di vita, la nostra natura di animale sociale e, infine, il nostro senso di libertà. L’essere umano, improvvisamente trovatosi nei panni di animali da zoo, ha dovuto inevitabilmente confrontarsi con i propri valori, riflettendo su ideali di “appartenenza” e il significato stesso di “casa”, non quanto edificio ma come entità filosofica.
"Cerco casa disperatamente" - Camilla Reggiani
Legno, cotone, garza indiana, filo di cotone, 25x25x25 cm, 2021

Mai come nell’ultimo anno, le persone sono state costrette ad abitare la propria casa, a
osservare il paesaggio fuori dalla finestra cogliendone, forse, i particolari che non erano mai
stati notati prima.
Ci sarà chi si è sentito nel posto giusto e appartenente a quel luogo che magari conosce da
sempre o, forse, che ha appreso più profondamente proprio grazie a questo periodo.
Ci sarà anche chi invece si è guardato intorno e si è sentito perso, fuori posto, senza dimora.
Questo lavoro vuole essere un sussurro silenzioso, un conforto velato, per tutti coloro che si
sentono senza radici, per chi la propria Casa non l’ha ancora trovata, per chi è partito e ora
non sa dove andare, per chi saprebbe dove andare, ma non riesce a partire.

Ciò che prima diffondeva un senso di calore e affetto, si tramuta così in gabbia, mentre coloro che erano abituati a fuggire in cerca del calore degli altri al di fuori delle proprie mura domestiche, si sono improvvisamente ritrovati a gestire questa mancanza in un posto non percepito come proprio. Un vuoto di spazi e di tempo che rallenta il flusso delle ore, delle azioni e dei pensieri, che trasfigura l’artista in un ambiente apparentemente ostile. Invalicabili confini da accettare che possono però rivelarsi perimetro per una nuova creazione artistica.
"HABITO ERGO SUM" - Sara Camporesi
April 2020

La “quarantena nazionale” accentua le distanze e le interiorizza.
In questa situazione di isolamento imposto per arginare il Covid19, sono obbligata a scoprire (o riscoprire) il rapporto con lo spazio chiuso e circoscritto che la mia casa rappresenta: un senso di smarrimento acuto e un vivere una quotidianità non mia.
Un vuoto di spazi e di tempo che rallenta il flusso delle ore, delle azioni e dei pensieri, che trasfigura me stessa in un ambiente che non ho mai sentito mio, prima d’ora.
Le fotografie sono tracce di me in questo spazio, la mia presenza “habito ergo sum”.

La tensione interiore tra una rappresentazione ideale del concetto di “casa” e la reazione emotiva alla costrizione – significante e significato – ha portato artisti ad investigare e riscoprire la propria abitazione attraverso l’arte, vivendola finalmente come confine da vivere, ed a concretizzare e processare dei sentimenti contorti e contraddittori o a riflettere sul significato stesso di libertà e libero arbitrio.
"Libertà" - Fiammetta Ghiazza
Il 25 aprile è l’anniversario della liberazione d’Italia.
Penso che ogni ricorrenza storica vada vissuta come commemorazione e come riflessione sul contemporaneo, poiché la storia insegna.
In questo momento storico credo che parlare di Libertà sia fondamentale in quanto molte delle nostre libertà, che prima avevamo, sono limitate a causa delle restrizioni legate alla pandemia.
Per celebrare questa giornata ho deciso di riflettere sul termine “Libertà” e di domandare attraverso i social, a chi avesse voluto rispondermi e condividere un pensiero, che cosa fosse per loro.
Per me la libertà è Movimento, Creazione e Condivisione.
Ho ricevuto una risposta che mi ha particolarmente incuriosita. Una ragazza mi ha raccontato di come volesse soffermarsi sull’accento della parola Libertà, come se fosse un trampolino verso la speranza. Ho subito visualizzato una bagnante di nome Libera che con coraggio si tuffa speranzosa abbandonando il passato in direzione di un futuro migliore.
Libera è una donna, la libertà è femmina e con questo vorrei farmi portatrice di un messaggio che riguarda la condizione femminile, che ancora oggi non gode della totale libertà e dei pieni diritti, sul lavoro, nelle mura domestiche e nella collettività.
Fare arte per me significa esporsi, lanciare un messaggio che non può non essere politico, essere coraggiosi e tuffarsi come fa Libera nelle acque speranzose della creatività che nutrono i semi di un futuro migliore.
Evviva la libertà, evviva l’arte.