Fare arte significa rendere visibile quel che non lo è, sosteneva Klee.

Attraverso di essa è possibile dare una forma alle emozioni, al mondo interno, nella cornice di un processo creativo.

Il momento della creazione artistica viene a collocarsi in uno spazio psichico tra l’inconscio e l’intelletto, in modo che l’opera d’arte non può più venire intesa come un artefatto bensì come un dinamismo affidato al fluire dell’immaginazione creatrice.

Da un punto di vista psicoanalitico, paragonata al sogno, l’arte rappresenta una fonte di soddisfazione dei propri desideri e pulsioni che rispondono tanto al principio di piacere quanto al principio di realtà:

“L’arte costituisce un regno intermedio tra la realtà che frusta i desideri e il mondo della fantasia che li appaga”.

Il processo dell’opera potrebbe essere definitivo, dunque, un processo abreativo, ovvero una scarica emozionale che permette la liberazione dell’energia psichica ed il passaggio dall’inconscio al conscio.  Ne “Il Poeta e la Fantasia”, Freud equipara l’artista al bambino impegnato nel gioco: attraverso di esso, allo stesso modo della tela, ci si costruisce un nuovo mondo, o meglio, si dà a proprio godimento un nuovo assetto alle cose del mondo.

Ancora preziosi contributi arrivano da Winnicott, il quale suggerisce come la rappresentazione grafica permetterebbe di stabilire una mediazione tra mondo interno e mondo esterno e consentirebbe l’espressione del simbolico che non troverebbe spazio ricorrendo esclusivamente al linguaggio, tradizionalmente inteso.

L’esperienza artistica risponde così ad un bisogno di comunicazione. Comunicazione verso se stessi e verso gli altri.

Al contempo, anche l’atto della ricezione può essere considerata una esperienza creativa, in quanto, posto di fronte all’opera, il fruitore, sperimenta una propria ricreazione estetica basata sull’empatia e la partecipazione.
Il simbolismo delle opere d’arte produrrebbe, dunque, benessere psicologico andando ad unificare quei territori psichici apparentemente incompatibili tra loro, in un lavoro di “ricucitura” propria dell’operazione creativa.

Per approfondire:

Freud, S. (1969). Il poeta e la fantasia (1907). Id. Saggi sull’arte, la letteratura e il linguaggio, trad. it. Bollati Boringhieri, Torino.

Caroli, F. (1995). Storia della fisiognomica: arte e psicologia da Leonardo a Freud.

Briganti, G., & Della Valle, A. (1989). I pittori dell’immaginario: arte e rivoluzione psicologica (Vol. 6). Milano: Electa.

Pansini, G. (2000). Il cavallo di Ulisse: tra Freud e Jung un progetto per la psicologia dell’arte. F. Angeli.